Tutti i colori di Nizza

di Alessandro Borgogno

Di rientro dalle ferie d’agosto volevo proporre un reportage nel senso più stretto del termine.

Avevo idea di pubblicare solo una serie di foto, di lasciar parlare loro, raccontando con le immagini più che con le parole. Poi ho pensato che qualcosa forse valeva la pena dire, pur nello spirito del meno possibile.

Le foto sono state scattate la sera del 14 Agosto scorso a Nizza, durante una breve tappa di un lungo viaggio in terra francese, ad un mese esatto dalla terribile strage sul lungomare dove un enorme Tir è stato usato come arma di distruzione di massa per falciare decine di vite innocenti, molte di bambini, per definizione i più innocenti di tutti.

Al di là del doveroso omaggio sulla Promenade des Anglais, teatro del massacro e ora consueta sfilata di fiori e pensieri per le vittime, ciò che davvero mi ha colpito è stata una passeggiata nel grande parco lungo la Promenade du Paillon, subito dietro il lungomare, dove magnifiche strutture ludiche e fontane colorate e rinfrescanti offrono bellissimi spazi di gioco, condivisione e aggregazione per bambini e adulti di tutte le età.

Guardando, e fotografando, non ho potuto fare a meno di pensare quanto il racconto che ci offrono i mezzi di comunicazione, soprattutto a ridosso di tragedie come queste, sia sempre enormemente distante dalla realtà di questi luoghi, e quanto il nostro immaginario (e le chiacchiere che se ne fanno soprattutto ormai sui social network) tenda a costruirsi un paesaggio di accuse rabbiose, di sfiducia, di odio strisciante, di gruppi di persone che si guardano fra loro con diffidenza e sospetto.

Lo dico perché io per primo faccio spesso questo errore.

Poi ci si muove, si esce dai propri confini fisici e mentali, si va a vedere di persona, ci si trova sul posto e posso dire, nonostante abbia già diversi viaggi al mio attivo, di aver raramente visto un numero così elevato di persone e bambini di qualunque etnia, colore, provenienza come quella sera a Nizza, con o senza veli, con o senza riconoscibili segnali di appartenenza, tutti indistintamente e indiscutibilmente cittadini della stessa città, tutti ugualmente liberi e tutti ugualmente feriti allo stesso modo, tutti abitanti dello stesso mondo.

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